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Pozzo - Convento delle Dame Vergini alla Vettabbia - Via Cosimo del Fante, 16
POZZO - CONVENTO DELLE DAME VERGINI ALLA VETTABBIA Via Cosimo del Fante, 16 Il numero 16 di Via Cosimo del Fante e' possibile vedere in fondo al cortile le campate del portico dell'antico convento del monastero delle Domenicane di S. Maria alla Vettabbia con le arcate dalla ghiera in cotto secondo il gusto ombardo. Nel contesto è presente un meraviglioso pozzo trecentesco a testimonianza dell'antico passaggio della roggia Vettabbia nel centro cittadino, che dava acqua al Naviglio interno e ai mulini ove si forgiavano armi e armature, come ricorda l'attuale denominazione della Via Molino delle Armi. Si dice che nel 1162, al momento della sconfitta e istruzione di Milano ad opera del Barbarossa, molte nobili dame milanesi si rifugiarono in tre diversi monasteri suddividendosi in tre gruppi: uno di vergini, uno di vedove e uno di maritate. Il Convento delle Dame Vergini alla Vettabbia, come dice il nome, accolse le vergini che si salvarono così dalle incursioni nemiche. Il convento era dotato di una chiesa ricca di affreschi di Ercole e Camillo Procaccini. Il chiostro principale era un quadrato di 43 mt. e il suo lato meridionale confinava con un refettorio ornato da un affresco della scuola di Bernardino Luini raffigurante l'Ultima Cena.Con l'arrivo dei francesi nel 1798 fu soppresso e i soldati presero il posto delle 70 monache che vi risiedevano. L'edificio malgrado la sua buona conservazione fino al 1911, fu demolito a favore della nuova apertura di Via Cosimo del Fante lasciando visibili alcuni resti al civico 16. Altre parti sono sopravvissute grazie al Dr. Antonio Pellegrini Cislaghi che acquistò prima della demolizione, affidando poi all'architetto Ambrogio Annoni il compito di innestare il tratto di chiostro e la cappella del convento nel giardino della sua casa di via S.Martino 5. Il chiostro di questo indirizzo risale al ‘300 ed è attestato dal simbolo della Madonna che protegge il Duomo, "Vero Signum" e da un graffito che rappresenta il chiostro nella sua interezza come appariva un tempo.