| Chiostro di Santa Maria Maddalena al Cerchio - Via Cappuccio, 7 |
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CHIOSTRO DI SANTA MARIA MADDALENA AL CERCHIO Il chiostro sorge sull'area del circo romano fatto costruire dall'imperatore Massimiano alla fine del III secolo d.C. La grande costruzione si estendeva nella zona oggi compresa tra Corso Magenta e il Carrobbio e misurava 470 metri di lunghezza e 85 di larghezza. Nell'Alto Medio Evo sulle rovine del circo furono edificate diverse chiese e numerosi conventi. Dove oggi passa la Via Circo esisteva la chiesa di Santa Maria ad Circulum così chiamata per una pittura, ora perduta, che rappresentava la Vergine insieme a Gesù Bambino. Questa piccola chiesa fu poi inglobata nel convento di Santa Maria Maddalena al Cerchio, citato per la prima volta in alcuni documenti dell'inizio del XII secolo. I fondi per la costruzione del convento furono offerti da una nobile signora milanese per esaudire un voto. Le monache di Santa Maria Maddalena al Cerchio appartenevano all'ordine degli Umiliati fondato nel 1019. Vestivano un abito bianco con un ampio cappuccio (da cui il nome della via in cui si trova oggi il chiostro) e appartanevano in gran parte alle famiglie nobili milanesi. Poco si sa della vita monastica anche se nell'Archivio di Stato sono stati trovati documenti di acquisti, spese e note di vita quotidiana. All'inizio del XIX secolo, con l'arrivo di Napoleone in Italia, furono soppressi moltissimi monasteri fra cui quello di Santa Maria Maddalena. L'edificio fu venduto nel 1811 alla Società dei Classici Italiani e per più di un secolo subì continue e profonde manomissioni. La chiesa fu demolita, le pitture disperse e gli alloggi trasformati in abitazioni private. Il loggiato superiore del chiostro fu murato, le finestre ampliate o modificate. Si progettava di trasformare l'intera area in un magazzino coperto. Nel 1915 il chiostro fu acquistato dall'ingegnere Guido Ucelli che ne curò il restauro ripristinando le strutture originarie. Nel 1923 l'edificio è stato dichiarato monumento nazionale. Il chiostro è composto da un porticato a due ordini formato da 34 colonne monolitiche in serizzo. Le snelle colonne del loggiato inferiore, del XV secolo, si ergono su semplici plinti collegati tra loro da un muretto in cotto e sono sormontate da capitelli a palmette. Il loggiato superiore, più tardo, è formato da colonne rastremate sormontate da semplici capitelli ionici. Il sottotetto conserva i cassettoni lignei originali decorati con semplici disegni geometrici. E' interessante notare l'evoluzione della struttura architettonica. Il porticato inferiore, medievale nella struttura delle volte interne, risente di influssi bramanteschi negli archi a tutto sesto decorati in cotto. Il loggiato superiore è quasi sicuramente un rialzo del XVI secolo. Lungo le pareti del loggiato inferiore sono state collocate otto colonne in serizzo provenienti dal convento della Vettabbia, ora non più esistente, situato presso Piazza Vetra. La testa romana in marmo che rappresenta il sole è di provenienza ignota. L'ancora e i cippi di timone decorati con teste di lupo e di leone sono copie di originali ritrovati sulle navi imperiali romane (volute dall'imperatore Caligola) fatte affondare nel lago di Nemi, un piccolo lago vulcanico situato nei pressi di Roma. Al recupero delle navi, avvenuto nel 1930, partecipò l'ingegnere Guido Ucelli che offrì potenti elettropompe per prosciugare il lago, riportare alla luce i due relitti e numerosi oggetti pertinenti conservati oggi nel Museo delle Navi Romane.
Tram 3, 14, 2
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