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L'Abitazione di Boccioni ai Bastioni di Porta Romana



L'ABITAZIONE DI BOCCIONI AI BASTIONI DI PORTA ROMANA

Le demolizioni della cinta dei Bastioni avviate all'inizio del Novecento e continuate nei decenni tra le due guerre, poi i massicci bombardamenti nel corso del secondo conflitto, hanno cancellato molti edifici costruiti a Milano tra la fine del XIX secolo e la prima guerra mondiale. Eppure, al civico 9 di Viale Regina Margherita - in passato, Bastioni di Porta Romana n. 35 - è ancora possibile vedere lo stabile che fu abitato da Umberto Boccioni. Attorno al gennaio 1913 Boccioni affitta un appartamento nell'edificio, dove si trasferisce definitivamente nel mese di marzo dello stesso anno; lascia dunque la casa di Via Adige, che ritiene ormai troppo piccola, ma non la zona sud della città. L'esposizione del nuovo stabile assicura un'eccezionale luminosità nelle ore della mattina e del primo pomeriggio: sette finestre illuminano l'ampio studio di Boccioni al primo piano, che come di consueto funge anche da abitazione. In breve tempo, l'artista fa di questo studio un ambiente ideale per il proprio lavoro e adatto per accogliere amici e familiari. Sul piano della ricerca plastica, Boccioni può finalmente confrontarsi con sculture di grandi dimensioni, irrealizzabili negli spazi limitati di Via Adige. Nella nuova abitazione, egli realizza tutte le sue sculture più importanti, che verranno considerate vere e proprie icone dell'estetica futurista. Umberto Boccioni si dedica alla scultura per un breve periodo, tra il 1911 e il 1914, realizzando soltanto una dozzina di opere (sculture polimateriche e gessi). Della maggior parte di queste sculture non resta alcuna traccia, se non alcune fusioni in bronzo - spesso successive alla morte dell'artista - e diverse testimonianze fotografiche. Nel 1912, Boccioni pubblica il "Manifesto tecnico della scultura futurista", nel quale delinea le sue idee per il rinnovamento della scultura tradizionale, che definisce "arte mummificata". Il lavoro di Boccioni in ambito scultoreo si basa su un'idea di straordinaria modernità: l'ambiente deve formare un blocco unico con il soggetto rappresentato, e i diversi oggetti devono avere un prolungamento tangibile nello spazio. Tra i capolavori di Boccioni arrivati fino a noi, sculture come Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912-1913) e Forme uniche della continuità nello spazio (1913) rappresentano tappe fondamentali per l'evoluzione della scultura moderna. Le Forme uniche - che appare anche sulla moneta da venti centesimi di Euro coniata in Italia - raffigura un uomo in corsa, sintesi perfetta di parti umane ed elementi meccanici; la figura ha una superficie frammentata e discontinua, che sembra modellarsi a seconda dello spazio circostante. Boccioni riesce così a rappresentare la dinamicità del Futurismo, simile ad un uomo-automa lanciato a folle corsa verso il Progresso.

 



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