| Dipinti Futuristi nella Collezione Jesi |
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DIPINTI FUTURISTI NELLA COLLEZIONE JESI All'interno del percorso espositivo della Pinacoteca di Brera, nella Sala X, è possibile ammirare la splendida collezione Jesi: con circa settanta dipinti e una dozzina di sculture, essa si presenta come una delle più ampie antologie dell'arte italiana della prima metà del Novecento. Alcuni dipinti molto importanti di Umberto Boccioni aprono il percorso espositivo di questa sezione, che comprende inoltre opere di Gino Severini, Alberto Sironi e Carlo Carrà. Gli esordi del Futurismo in ambito pittorico sono all'insegna del divisionismo. Giacomo Balla nel 1900 si reca a Parigi per visitare la grandiosa Esposizione Universale e si trattiene nella capitale francese per oltre sei mesi; il pittore piemontese rientra in Italia portando con sé i principi del divisionismo d'oltralpe, che subito trasmette ai propri allievi (Boccioni, Severini e Sironi). Balla pratica un divisionismo fedele alla natura più che alle norme rigorose dettate dalla scienza, che si traduce nei suoi lavori dell'inizio del secolo in pennellate ariose e soffici, impastate di una morbida luminosità. E' proprio la frequentazione dello studio di Giacomo Balla che fa di Umberto Boccioni un pittore vero e il debito del giovane artista nei confronti del maestro si rende evidente nella stesura del colore brillante, con tratti sfilacciati, nei controluce sapienti e nelle inquadrature "fotografiche". Le pennellate divise di colore puro sono facilmente distinguibili nel celebre Autoritratto, che Boccioni realizza nel 1908: il pittore, con la tavolozza in mano, è sul piccolo terrazzo della propria abitazione, mentre sullo sfondo si distinguono una strada, alcune persone e degli edifici in costruzione. In Rissa in galleria - una delle opere più note del primo periodo di attività di Boccioni - il divisionismo pittorico si sposa con uno spirito e un dinamismo già pienamente futuristi: il pretesto per realizzare il dipinto (del 1910) è la rappresentazione di una rissa davanti alla Galleria Vittorio Emanuele II; è sera e sotto la luce dei nuovi lampioni elettrici una folla disordinata anima la scena. Protagonisti importanti, insieme alle persone rappresentate, sono proprio la luce e il movimento, emblemi di una città davvero moderna perché dinamica, scossa dall'energia incontenibile degli uomini che la abitano. E non a caso la città, in quanto organismo dinamico e in continuo sviluppo, è la protagonista del celebre La città che sale (1910), di cui nella collezione Jesi è possibile vedere un lavoro preparatorio. Nel primo dipinto pienamente futurista di Boccioni, operai e cavalli in primo piano sono fusi uno nell'altro in modo esasperato, a celebrare la potenza stessa del movimento; sullo sfondo, le numerose ciminiere e gli edifici in costruzione sono i simboli dell'inarrestabile avanzare del Progresso industriale, rappresentato dalla figura del cavallo che gli uomini cercano inutilmente di trattenere.
Bus: 61
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