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BAR JAMAICA



BAR JAMAICA
Via Brera, 32
Orari: 9.30/2.00

Il Bar Jamaica venne inaugurato nel giugno 1911, nel quartiere di Brera. Il nome lo si deve al musicologo Giulio Confalonieri che, ispirandosi a un film inglese del '39, "Jamaica Inn" o meglio "La taverna della jamaica" per la regia di Alfred Hitchcock, pensava fosse un nome adatto a contrapporsi alle grigie giornate milanesi. Dotato di telefono e macchina per il caffè espresso, il locale fu subito frequentato dai personaggi della Milano del tempo. Tra loro il direttore del "Popolo d'Italia" Benito Mussolini, che ogni mattino beveva il cappuccino della signora Lina mentre correggeva gli articoli del suo giornale. Il clima vivo e irripetibile che si creò nel locale contribuì a fare di Milano una capitale della cultura. La vicinanza all'Accademia attirava modelle, studenti e artisti. Il gestore, Elio Mainini, iniziò ad organizzare una serie di mostre d'arte a partire dal 1948, a cui aderirono artisti quali: Gianni Dova, Roberto Crippa, Cesare Peverelli e altri come Bruno Cassinari, Ernesto Treccani ed Ennio Morlotti. Il Bar Jamaica divenne il "Caffè degli artisti", dove si andava per scambiare idee, per litigare e per distrarsi con gli amici o con le carte con l'aiuto di un bicchiere. Tra le personalità della vita artistica e intellettuale milanese e nazionale si ricordano il giovane Piero Manzoni, il già maturo Lucio Fontana, gli artisti Angelo Verga e Ettore Sordini, i pittori nucleari, i giovanissimi Valerio Adami e Antonio Recalcati; i poeti Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo, lo scrittore Nanni Balestrini e il narratore Luciano Bianciardi che, in quel periodo, scriveva "La vita agra". Il figlio Elio Mainini, raccogliendo i suggerimenti dei suoi amici Arrigo Cipriani e Gualtiero Marchesi, fece scoprire ai milanesi le tartine più raffinate accompagnate dai vini più ricercati. Nacque, in quegli anni, un metodo di scambio artistico che non aveva e non avrà eguali al mondo: quadri in cambio di cibo, e opere d'arte perse giocando a scopa creando quell'ambiente bohemièn che portò Milano ad essere una capitale dell'arte moderna, riconosciuta ed ammirata a livello mondiale. Oggi la tradizione è ancora viva, portata avanti con amore immutato dalla moglie di Elio Mainini, Vittoria, dalla figlia Micaela e dalla nipote Carlina. Al Bar Jamaica c'é ancora un bicchiere di vino o un panino per i molti intellettuali e personaggi della Milano più viva, che continuano a circolare attorno a questo polo. E' possibile mangiare qualcosa a tutte le ore: un'insalata, un sandwich, un piatto di pasta, la vera cotoletta e il risotto al salto. Inoltre al primo piano è aperto da poco il ristorante ‘Jamaica su' dove , solo la sera, si possono gustare i piatti della tradizione ammirando le foto storiche del locale, opera dei più grandi fotografi italiani degli ultimi 50 anni. Allo stesso modo, vi si possono trovare giocatori di scopa dalla parlata milanese e nel tavolino a fianco normali turisti.

 



Autobus: 61