| Alda Merini |
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ALDA MERINI Dalla cerchia esterna delle mura spagnole si apriva uno degli ingressi di Milano, Porta Ticinese detta Porta Cicca, posizionata in modo da costringere al pagamento del dazio chi entrava. Sulla sua toponomastica varie sono le dicerie tramandate nel corso dei secoli dai milanesi. Una vecchia canzone ripete: "E' mezzanotte in punto/gh'è scur, gh'è scur/ gh'è quell che cerca i moeucc": E' mezzanotte in punto/è buio, è buio/ c'è quello che cerca i mozziconi: peccato che all'epoca i sigari e le sigarette non esistevano. Un'altra ipotesi suggerisce: "Te varet una cica": Non vali nulla, infatti in quella zona abitavano poveri e nulla tenenti. In milanese cica significa anche ubriachezza, da "ciocch" ubriaco e da "ciuca", sbronza: nell'area numerosi erano i trani, posti in cui si beveva, da qui Porta Cicca. Un'altra tesi collega cica, "prostituta" (che nella zona non mancavano di certo) con cica dallo spagnolo chica, ossia ragazza. A partire dal 1801 Porta Ticinese fu ricostruita, in marmo di Baveno dall'Architetto Cagnola in stile neoclassico a un fornice, con le murature rivestite di "bugnato". Il quartiere ticinese è uno dei quartieri di ringhiera della vecchia Milano rimasto immutato nel corso degli anni. Un tempo zona popolare, oggi è frequentata da studenti universitari, artisti, ricchi "figli di papà" e modelle. In Ripa di Porta Ticinese al civico 47, il 21 marzo del 1931 nacque Alda Merini, una delle più grandi e prolifiche poetesse del Novecento. Iniziò a comporre liriche a 16 anni, tormentata dall'incalzante disagio mentale che la perseguiterà nell'arco della sua esistenza. La sua prima raccolta di poesie "La presenza di Orfeo" uscì nel 1953 e riscosse un grande successo di critica. Si occuparono di lei Quasimodo, Montale, Pasolini e Manganelli. Dal 1961 al 1972 la poetessa fu "ospitata" nella clinica psichiatrica Paolo Pini. Per lei incubi, sofferenze inquietanti, terapie pesanti e il buio interno. Riuscì, seppur profondamente segnata, a tornare agli adorati Navigli. Toccanti i suoi versi tratti da Vuoto d'amore del 1991: "Sono nata il ventuno a primavera/ma non sapevo che nascere folle,/aprire le zolle/potesse scatenar tempesta". Alcuni dei versi dedicati alla sua città: ''Si potrebbe lasciare Milano per sempre soltanto per andare in Paradiso, ma forse desidererei, anche da li', la mia casa sui Navigli'''. Oppure quelli declamati in una sua apparizione in TV: "L'uomo quando è matto è molto bambino. Nella follia uno sta bene, perché ignora voi altri che siete rompiballe". I suoi scritti pieni di umanità intrecciati alle vicende personali le sono valsi numerosi e ambiti riconoscimenti. La città di Milano, alla sua morte, avvenuta il 1 novembre 2009, ha voluto tributarle i funerali di stato e la sepoltura presso il Famedio del Cimitero Monumentale.
Tram 9, 29, 30
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