| Cecilia Gallerani |
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CECILIA GALLERANI Il Conte di Carmagnola, capitano di ventura, nel 1415 ricevette in dono un Palazzo, situato in via Broletto, dal Duca di Milano Filippo Maria Visconti quale premio per i servigi resi come comandante delle truppe viscontee. Nei successivi anni il conte abbellì la dimora che divenne ricca e sontuosa. Una delle due figlie del Carmagnola, Luchina, sposa di Luigi Dal Verme, riscattò la parte del Palazzo appartenente alla sorella e ne divenne l'unica proprietaria fino al 1485, quando la famiglia fu dichiarata ribelle dagli Sforza. Nel 1494 Palazzo Carmagnola, confiscato ai Dal Verme, passò a Ludovico il Moro il quale lo fece ampiamente restaurare. Dopo un periodo di splendore, l'edificio passò tra le proprietà di Luigi XII che lo adibì a diverse destinazioni. Una pianta del 1500 descrive il Palazzo come una struttura estesa raccolta attorno a due corti. La minore delle due, ancora conservata e rivolta verso Via Rovello, presenta pianta quadrata attorniata da un portico composto da 6 arcate su ciascuna ala. La facciata è realizzata in stile ottocentesco. Nel 1509 il Palazzo divenne proprietà del Comune di Milano che lo impiegò come granaio comunale. Nel 1770 il conte Giulini, storico milanese, dopo un totale restauro, vi fece sistemare l'archivio e in seguito l'amministrazione civica, che vi rimase fino al 1861 quando l'edificio fu ceduto in cambio di Palazzo Marino. Nel 1947 la dimora ospitò la sede originaria del Piccolo Teatro di Milano, il primo teatro stabile italiano. Nel 1999 il consiglio comunale di Milano cedette, in concessione, Palazzo Carmagnola alla Consob. Durante il governo di Ludovico il Moro, questi donò la dimora a Cecilia Gallerani sua giovanissima amante, la quale viveva a corte al contrario delle favorite che l'avevano preceduta. Cecilia aveva sedici anni ed era bellissima, istruita (parlava latino) e raffinata. Possiamo ammirarla in un celebre dipinto immortalata da Leonardo da Vinci: La Dama con l'Ermellino, oggi conservato al Czartoryski Muzeum di Cracovia. Si ritiene che l'animaletto ritratto non fosse un candido ermellino bensì un furetto, bestiola addomesticabile quindi più idonea a "posare" per un pittore. Dal Moro la Gallerani ebbe un figlio, Cesare, riconosciuto dal padre, che le costò l'allontanamento dalla corte degli Sforza: ottenne però in dono dall'amante il feudo di Saronno, Palazzo Carmagnola e un ricco corredo. Ludovico il Moro sposò Beatrice d'Este e trovò marito a Cecilia accasandola al conte Ludovico Carminati detto il "Bergamino". Nella sua nuova vita, la Gallerini, divenne animatrice di una sorta di salotto letterario nel quale ricevette artisti, pittori, letterati e poeti: lei stessa scrisse versi. Per la sua cultura e il suo spirito fu ammirata, tra gli altri, dal grande Leonardo. Morì a 63 anni, un'età di tutto rispetto per l'epoca.
MM1 fermata Cordusio
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