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Cristina Trivulzio di Belgioioso



CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOIOSO
Piazza Sant'Alessandro, 6

La famiglia patrizia Trivulzio, di antico e celebre casato milanese, acquistò nel  Settecento un palazzo costruito nel  XVI secolo per i Corio-Figliodoni-Visconti  e lo ristrutturò, pare, su progetto dell'Architetto Ruggeri,  in stile rococò: uno dei primi esempi usati nell'edilizia privata cittadina. La prestigiosa dimora è situata in piazza Sant'Alessandro al civico 6, di fronte all'omonima e maestosa chiesa.  La facciata è composta da un portone circondato da un arco mistilineo, ossia formato da linee ad andamento retto e curvo, sovrastato da un balcone con un grande stemma di famiglia aggettante. Entrando nella casa patrizia si ammirano i portici, le volte della loggia, alcuni reperti archeologici fissati a una parete e un superbo pozzo marmoreo ottagonale recante gli stemmi dei Trivulzio e degli Sforza. Nel  cortile, il portale quattrocentesco in marmo bianco e rosso di Verona  fu acquisito dai Trivulzio salvandolo dalla demolizione di Palazzo Mozzanico, situato in Corsia dei Servi. Gli interni, realizzati in stile neoclassico  da  Emilio Alemagna, ospitavano gli arazzi, gli avori, i dipinti della collezione Trivulziana e i pregiati Codici Miniati della Biblioteca Trivulziana. Oggi  il palazzo appartiene ai discendenti  Brivio Sforza.  Nel 1808 vi nacque la principessa Cristina Trivulzio battezzata con dodici nomi: Maria, Cristina, Beatrice, Teresa,  Barbara, Leopolda, Clotilde, Melchiora, Camilla, Giulia, Margherita e Laura. Rimase orfana all'età di quattro anni e a sedici sposò il nobile Emilio Barbiano di Belgiososo, bello, giovane, donnaiolo e soprattutto interessato alla dote di una delle più ricche ereditiere d'Italia. Quando il marito, dal quale aveva contratto la sifilide, le propose di vivere con la sua nuova amante, Cristina decise di andare per la sua strada.  Nonostante le crisi epilettiche che la tormentarono tutta la vita, ebbe un'esistenza  avventurosa: fondò, nella sua tenuta a Locate, un asilo di infanzia e due scuole elementari e superiori, politicamente si avvicinò alla Carboneria e strinse rapporti con Mazzini, cospirò contro l'Austria, fuggì a Parigi dove animò un salotto frequentato, tra gli altri, da La Fayette, Hugo, Chopin e Dumas. Fu a Napoli per la rivoluzione del 1848 e tornò a Milano per trattare con i Savoia un programma di riforme. Nel 1850 in seguito alle ostilità di Pio IX si allontanò da Roma e prese la via dell'esilio, riparò a Malta, in Grecia, in Turchia (dove fu accoltellata da un folle) e in Medio Oriente.  Eroina del risorgimento,  si spense a Milano nel 1871. Il patriota Carlo Cattaneo la definì "La prima donna d'Italia". Cristina Trivulzio di Belgioioso, per l'esistenza che condusse, avventurosa e avvincente come un romanzo,  fu detta "la donna che visse cinque volte".

 

 



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