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Il Diavolo di Porta Romana - Porta Romana



IL DIAVOLO DI PORTA ROMANA
Porta Romana

In Corso di Porta Romana al numero tre è situato Palazzo Acerbi, che risale al XVI secolo ed ebbe come primo proprietario documentato, nel 1577, il conte di San Secondo, Pietro Maria Rossi. Passò quindi a Ludovico Acerbi ricchissimo marchese di Cisterna, che arrivò a Milano dalla natia Ferrara nel 1615 e fece ristrutturare il palazzo in stile barocchetto lombardo, dandogli l’aspetto che ancora oggi possiamo ammirare. Il complesso comprende un fronte a tre piani, un cortile porticato su colonne, una corte rococò e numerosi ampi saloni in marmo che contenevano statue e dipinti di gran pregio. Un vasto e luminoso scalone a tre rampe conduce alle stanze padronali, le uniche che hanno mantenuto la planimetria e le decorazioni originali. Tutti gli interni furono rifatti con largo dispendio di mezzi e la residenza lussuosa ed elegante fu degna di ospitare feste e ricevimenti di gran richiamo. Estintesi gli Acerbi nel Settecento, la dimora divenne proprietà delle famiglie Orrigoni, Pino e Barinetti. Attorno alla metà del XIX secolo fu adattata ad albergo. Nel Novecento fu infine acquistata dai Volpi-Bassani. La leggenda vuole che il marchese Acerbi fosse ritenuto dai milanesi il diavolo in persona. Le prime dicerie nacquero dall’invidia suscitata per l’immenso sperpero di denaro fatto per abbellire il suo palazzo e si intensificarono con l’arrivo della peste nel 1630. Mentre numerosi nobili si rifugiarono nelle campagne dove l’aria era più salubre, il marchese Acerbi, incurante della peste che mieteva un’infinità di vittime, non solo restò in città, ma prese l’abitudine di organizzare sfarzose feste invitando la nobiltà rimasta a Milano. Se durante la notte qualcuno aveva la ventura di passare davanti al palazzo, sentiva la musica che rimbombava nei saloni, risate e urla di gioia mentre le strade erano piene di morti. Più la peste imperversava, più il marchese organizzava feste magnifiche, sontuose e rumorose. Di giorno scorazzava per le vie del centro a bordo di una carrozza trainata da sei cavalli neri, scortato da sedici cocchieri in livrea verde smeraldo, indifferente alla carestia e alla miseria che lo circondava. Poi la peste passò e lasciò dietro di se una città distrutta. Nella dimora patrizia del marchese Acerbi non c’erano state vittime: nessuno si era ammalato, né tra gli abitanti del palazzo, né tra i nobili ospiti del marchese. Le dicerie divennero certezze per il popolo e per tutti il signore del male, Satana, per un periodo di tempo abitò al numero tre di Corso di Porta Romana.


 

 



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Autobus 94