| La ciocca di capelli di Lucrezia Borgia - Pinacoteca Ambrosiana - Piazza Pio XI |
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LA CIOCCA DI CAPELLI DI LUCREZIA BORGIA
Federico Borromeo è stato cardinale, arcivescovo di Milano, ma soprattutto uomo di grande cultura. Nel 1609 fondò la prestigiosa Biblioteca che chiamò Ambrosiana in onore del protettore di Milano, una delle prime biblioteche pubbliche della città. Migliaia i volumi manoscritti che compongono il suo prezioso patrimonio librario. Per la mole delle raccolte e per la quantità e il prestigio dei codici è una delle più importanti biblioteche in Italia e nel mondo. Nel 1618, il Borromeo donò alla Biblioteca la propria raccolta di quadri, la cosiddetta Quadreria Ambrosiana, che in seguito costituirà la Pinacoteca Ambrosiana, dove si ammirano esclusivi e pregiati capolavori grazie anche ai numerosi e importanti lasciti di opere d’arte da parte di mecenati nel corso degli anni. La Pinacoteca, ampliata e ristrutturata durante il ‘900, oggi comprende ventiquattro sale. Dal punto di vista storico è curioso e interessante contemplare la produzione di copie di celebri dipinti, già incoraggiata da Federico Borromeo a scopi formativi e dimostrativi. Nella Pinacoteca Ambrosiana è custodita una lunga ciocca di capelli dorati di Lucrezia Borgia all’interno di una preziosa teca in vetro, bronzo e malachite. Con la reliquia pagana si trovano anche le lettere toccanti e intense intercorse tra Lucrezia e l’amato Pietro Bembo, letterato e poi cardinale, il cui amore solo epistolare era destinato a rimanere tale. Come è arrivata la ciocca a Milano rimane un mistero. Si racconta che Lucrezia l’avrebbe data in pegno al Bembo, ma non esiste riscontro storico. Ciò che è certo è che i manoscritti collocano la ciocca nel museo già dal 1685. Durante l’Ottocento i capelli divennero una sorta di reliquia, una passione feticista, richiamo di numerosi letterati e poeti che passavano a Milano. Lucrezia, duchessa di Ferrara, ebbe una vita intensa, difficile e breve. Nacque nel 1480, unica femmina tra quattro fratelli. Il padre, Rodrigo Borgia, cardinale e più tardi papa Alessandro VI, le impose fin da bambina una carriera diplomatica-amorosa facendola fidanzare a undici anni e sposare a dodici. Era di media statura, fisicamente esile, con il collo lungo e le mani affusolate, gli occhi azzurri, il naso sottile, il volto pallido incorniciato da splendidi capelli biondi: bellissima. La duchessa ebbe tre mariti, numerosi amanti e nove figli di cui uno illegittimo. Fu bollata dalla fama di essere al tempo stesso “figlia, moglie e nuora” del papa Alessandro VI. A Ferrara visse 17 anni esaltata dai poeti di corte vittime del suo fascino. Lucrezia morì di parto nel 1519 a soli 39 anni. La leggenda narra che la notte dei morti il suo spirito scivola lungo i corridoi e le sale buie della Pinacoteca alla ricerca della teca che contiene la sua ciocca di capelli, arma di seduzione e simbolo di vanità. Una volta trovata, con tenera cura, la lava e la pettina come faceva quand’era in vita ed è per questo che ancora oggi è bella, morbida e lucente.
MM1 fermata Piazza Duomo
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