| La misteriosa Dama Nera - Parco Sempione |
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LA MISTERIOSA DAMA NERA
Parco Sempione è il secondo parco pubblico realizzato a Milano dopo i giardini pubblici di Via Palestro e deve il nome al fatto di essere situato nella direzione del Passo del Sempione. Situato nell’antica Piazza d’Armi alle spalle del Castello Sforzesco, ne era un tempo il giardino e la riserva di caccia. Divenne Parco Sempione tra il 1890 e il 1894 su progetto dell’Architetto Alemagna, durante le ristrutturazioni che interessarono il Castello del periodo napoleonico. Il parco è un’oasi urbana di stile romantico “all’inglese” tutta recintata, polmone verde della città, al cui interno si trovano prati, alberi, sentieri, brevi alture, specchi d’acqua con anatre, canali naturalistici, una fontana detta “dell’acqua marcia” e numerosi spazi ricreativi e di svago per tutti i cittadini. Importante anche il suo legame con l’arte, difatti nei margini del parco hanno trovato sede: l’Esposizione internazionale nel 1906, di cui resta come testimonianza l’Acquario Civico in stile Liberty opera dell’Architetto Locati, le Esposizioni triennali a partire dal 1933 e le Esposizioni riunite nel 1984. Tra gli edifici degni di nota presenti nell’oasi risaltano La Torre Littoria, oggi Torre Branca, realizzata da Giò Ponti nel 1932, il Palazzo dell’Arte, la Biblioteca del parco, realizzata da Longhi e Parisi, L’Arena Civica che contiene 30.000 spettatori e l’Arco della Pace. Tra le sculture presenti si possono ammirare il monumento equestre di Napoleone III del Barzaghi, le opere “Storie della Terra” di Antonio Paradiso, “Accumulazione musicale” di Arman , i “Bagni misteriosi” di De Chirico e Il Ponte delle Sirenette. Oltre agli edifici e ai monumenti, però il Parco del Sempione era famoso nel Ottocento anche per la presenza di un fantasma. Si narra che Alvisio, un giovanotto di trent’anni, scapolo e con tanta voglia di divertirsi, ogni sabato sera si recava in una trattoria con gli amici. Una sera, tornando a casa, decise di attraversare il Parco Sempione che a quel tempo era buio e con i sentieri deserti. Mentre camminava Alvisio vide una donna: elegante, vestita di nero e col viso coperto da un velo. La dama lo prese per mano e silenziosamente lo guidò nella sua dimora. I locali erano tutti coperti da drappi neri, così come pure i tappeti, i broccati e le lenzuola del letto. Seguirono per i due ore di intensa passione dal momento che la dama si rivelò un’esperta nell’arte amatoria. Rimase però sempre con il volto coperto. Alvisio, prima di andarsene, fingendo di baciare la signora, le sfilò il velo: orrore, il volto era un teschio con le orbite svuotate, i bulbi bianchicci e frammenti di carne sugli zigomi ossuti. Atterrito il giovane scappò dalla villa e nei giorni seguenti, raccontando in giro ciò che gli era accaduto, venne a sapere che non era stato l’unica “vittima” della terrificante dama in nero.
Tram 1, 29, 30
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