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La misteriosa storia del Carrobbio - Largo Carrobbio



LA MISTERIOSA STORIA DEL CARROBBIO
Largo Carrobbio

Al Carrobbio, dove si trovava la Porta Ticinese Romana (Ticinensis), restano pochi reperti archeologici e una porzione di torre nascosti da case e addirittura inglobati all’interno di un pubblico locale. Le origini del toponimo di Carrobbio sono varie. Alcuni sostengono che possa derivare da “quadruvium”, ossia incrocio di quattro o più vie confluenti alla stessa porta, oppure da “carrivium”, ossia strada in cui potevano transitare più carri. Porta Ticinese, costruita a due fornici, era affiancata, nel ‘500, da due torri quadrate una delle quali era soprannominata “Torraccia” o “Torre dei Malsani” per la vicinanza con il lebbrosario San Materno, smantellato dopo la nascita dell’ Ospedale Maggiore. Si racconta che ancora oggi, passando sotto la torre durante la notte, può capitare di sentire i lamenti strazianti dei malati di lebbra. Porta Ticinese chiamata anche Porta Cicca dallo spagnolo chica, “piccola” si apriva in direzione di Pavia (Ticinum). Questa porta identificava uno dei sei rioni in cui era divisa la città ed era contraddistinta da uno stemma la cui blasonatura era uno sgabello rosso a tre gambe semplici, con tre fori nel sedile, su fondo argento. In epoca romana i carrobbi (ce n’erano più d’uno) erano il luogo dove si celebrava il rito del riscatto degli schiavi, in seguito divennero centri per il commercio e infine luogo dei banchi delle Gabelle, ossia del pagamento dei dazi. Erano inoltre le sedi della Santa Inquisizione in cui si svolgevano le ordalie, pratiche giuridiche che determinavano l’innocenza o la colpevolezza dell’accusato sottoponendolo a una prova dolorosa, contando sul fatto che Dio avrebbe aiutato l’innocente. Il Manzoni nei “Promessi Sposi” descrive il Carrobbio come una delle zone più malfamate di Milano dove trovavano rifugio briganti, truffatori, prostitute e tutti coloro che volevano nascondere le proprie malefatte. Il Carrobbio, luogo misterioso, dall’alto delle sue torri, nel corso degli anni, deve aver visto di tutto: dalle torture, alla magia nera, dalle verità occulte (esoterismo) ai rituali di sacrifici di animali e forse di uomini per il dio Mitra, stregoni e indemoniati. Un rione intenso quello del Carrobbio, dove si è anche consumata la versione milanese di “Giulietta e Romeo.


 


 

 



Tram 2, 3, 14