| ...Non xe un Lèon: xe un Gato - Piazza San Babila |
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...NON XE UN LEON: XE UN GATO
Piazza San Babila a Milano si trova sul luogo di un antico complesso che comprendeva cinque “chiese e chiesette” e nel punto dove il fiume Seveso, attraversata la brughiera, si immetteva nella cinta delle mura massimianee. La piazza è un importante punto d’incontro di arterie cittadine, sono otto le vie che vi convergono: Corso Europa, Corso Matteotti, Corso Vittorio Emanuele II, Corso Venezia, Corso Monforte, Via Bagutta, Via Durini e Via Borgogna. Questo è il cuore della Milano che “conta”. Fino agli anni trenta, Piazza San Babila, era solo uno slargo e proprio a quegli anni risalgono il grosso delle architetture che la definiscono. All’angolo con Corso Matteotti si trova il Palazzo del Toro, che ingloba il Teatro Nuovo, mentre nel centro della Piazza sorge una voluminosa fontana donata alla città da Fiera Milano nel 1997. Tra Corso Monforte e Corso Venezia appare la Basilica di San Babila, nominata per la prima volta su una pergamena risalente al 1099. L’interno comprende tre navate divise da pilastri a fascio i cui capitelli sono originali e tre absidi dipinte dal pittore Cavenaghi : l’altare maggiore con le relative statue è opera dell’ architetto Moretti e dello scultore Pogliaghi. Il Battistero, d’ispirazione paleocristiana, è stato realizzato dall’architetto Orombelli, mentre la cappella dell’Addolorata è stata ricostruita dall’architetto Annoni. Nella Basilica fu battezzato lo scrittore Alessandro Manzoni. Davanti alla facciata della chiesa si eleva la Colonna del Leone di Porta Orientale di Giuseppe Robecco (1626), che riproduce l’insegna dell’antico sestiere. Inizialmente la scultura poggiava su un piedistallo, ma nel 1650 il Conte Carlo Serbelloni decise di porla su una lunga colonna. Le origini di questa statua si confondono tra storia e leggenda. Si narra che un tempo Venezia desiderasse estendere i suoi domini fino alla fiorente città di Milano, organizzò quindi un piano per cogliere di sorpresa i milanesi durante la notte impedendo loro di organizzare una difesa adeguata. Al momento dell’attacco i veneziani udirono un rullio di tamburi e temendo di essere stati scoperti si fermarono per mandare una pattuglia in avanscoperta. Ciò che avevano scambiato per un segnale di allarme, altro non era che il rumore cadenzato del buratto di un “prestinee” intento a setacciare la sua farina. Fu proprio il fornaio, che udito il trambusto dei soldati nemici chiamò a gran voce le guardie cittadine. Milano si preparò allo scontro che durò diversi giorni e che la vide al fine vittoriosa. Tra il bottino della battaglia fu ritrovato il leone. Dopo secoli i turisti veneziani che giungono a Milano guardano il leone e paragonandolo a quello di San Marco lo disdegnano dicendo: “El vostro non xe un Leòn: xe un Gato”.
MM1 fermata San Babila
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