| Villa Simonetta - Via Stilicone, 36 |
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VILLA SIMONETTA
Villa Simonetta è l’unico esempio in Lombardia di villa patrizia rinascimentale suburbana di carattere monumentale. Fu inizialmente chiamata “La Gualtiera” dal nome del suo proprietario Gualtiero Bescapè, cancelliere di Ludovico il Moro, che la fece edificare nel XV secolo. Il Bescapè, per costruire la sua villa, acquistò il terreno, in aperta campagna, dall’Ospedale Maggiore di Milano. Il palazzo nacque strutturato con il solo corpo centrale a forma rettangolare. Prima di morire, Gualtiero Bescapè, vi visse solo per due anni. Oscuri e veloci furono i passaggi di proprietà, finchè nel 1547 fu acquistato dal governatore di Milano il duca Ferrante Gonzaga, che affidò all’architetto Domenico Giunti il compito di trasformarlo in una lussuosa residenza di rappresentanza. A tal fine il Giunti introdusse le ali laterali dandogli l’attuale pianta a U e successivamente applicò un loggiato con colonne alla facciata. Quest’ultima comprende un portico a nove arcate, con volte a botte, sorretto da pilastri abbelliti da semicolonne che poggiano su basamenti quadrati. Sovrastanti il portico, si trovano due ordini di loggiato con balaustre ornate da colonne. Originariamente tutta la villa era affrescata con dipinti raffiguranti le imprese dei Gonzaga, ma oggi purtroppo se ne conservano solo alcuni frammenti. Nel 1555 il Gonzaga venne richiamato in Spagna e la villa passò alla famiglia Simonetta, che aveva una giovane figlia di nome Clelia,dalla condotta decisamente libertina. Trasferitasi nell’isolata Villa Simonetta, la ragazza organizzò sontuose feste dandosi a sfrenati piaceri e sperimentando i più intensi appagamenti che il sesso potesse mai concedere . Gli ospiti prima di prendere parte ai ricevimenti erano obbligati a transitare nel bagno turco, dove si lavavano e si purificavano. I “giochi” che la padrona di casa compiva nei sotterranei della villa a volte si spingevano troppo in là e i poveri sventurati non sempre ne uscivano vivi. Undici giovani, da lei invitati, scomparvero e Clelia, già accusata di lussuria fu additata come una specie di mantide religiosa, che si accoppiava con gli uomini per poi togliergli la vita. Misteri, malelingue e leggende crebbero intorno a Villa Simonetta. Si disse che nei sotterranei Clelia, come il dottor Frankenstein, avesse creato, con le parti umane dei ragazzi uccisi, una creatura che, sfuggita al suo controllo, l’avrebbe uccisa. Nella realtà, nessuno sa che fine abbia fatto Clelia Simonetta. Un’altra leggenda che riguarda Villa Simonetta è quella del suo prodigioso eco, che l’ha resa famosa in tutta Europa. Una parola urlata in direzione della villa, al suo interno si moltiplicava in ogni dove raggiungendo l’incredibile numero di 56 echi. Dopo l’ultima ricostruzione del 1962, questa caratteristica è andata perduta. Oggi la villa è di proprietà del Comune di Milano che vi ospita la Civica Scuola di Musica.
Tram 12, 14
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