| IL LIBERTY MILANESE: PALAZZO CASTIGLIONI |
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IL LIBERTY MILANESE: PALAZZO CASTIGLIONI
Alla fine dell’Ottocento Milano è una città in crescita demografica ed economica. È abitata da una borghesia ricca che ha l’esigenza di potersi affermare socialmente e allo stesso tempo di alimentare il suo già acquisito benessere con fabbriche e stabilimenti industriali al passo con il progresso. I contadini arrivano in città trasformati in operai e le infrastrutture devono adeguarsi all’aumento di popolazione. I binari ferroviari accorciano i tempi del commercio con il resto del Paese e, soprattutto, con la più progredita Europa. Il nuovo piano regolatore dell’ingegner Beruto, approvato nel 1889, indica gli spazi per costruire il nuovo. Committenti agiati, necessità di rinnovamento e voglia di modernità: alla nascita del Liberty, Milano si fa trovare pronta. Tutta la città è toccata dal passaggio del nuovo stile, in particolare l’area tra corso Venezia e corso Monforte, quella tra corso Magenta e il parco Sempione, gli anelli periferici (allora) tra Corso XXII Marzo e il Ticinese e naturalmente qualche ritaglio del centro storico. Palazzo Castiglioni, progettato da Giuseppe Sommaruga e inaugurato nel maggio del 1903 è il primo edificio propriamente liberty in città anche se, curiosamente o forse per provocazione, sorge proprio nel bel mezzo di corso Venezia, via della nobiltà già nel Settecento, connotata dalle sobrie linee del Neoclassicismo: l’effetto è quindi dirompente, per più di una ragione. Dimensioni monumentali, facciata severa e un ammiccamento a nostalgie michelangiolesche nell’uso del bugnato e nella profusione di putti ad alto rilievo ne costituiscono i tratti più evidenti, ma anche più superficiali. Più interessante è la massa nel suo complesso, dove ogni materiale concorre a dare senso del movimento e un’impressione generale di potenza, soprattutto negli originali oblò del piano terreno caratterizzati dall’intreccio libero dei ferri battuti disegnati dallo stesso architetto. Innovative anche alcune scelte compositive, in realtà criticate dai contemporanei, come le finestre strette e alte la cui tradizionale cornice è sostituita da putti reggi cartigli e l’asimmetria della facciata, che ha un unico balcone in alto, sul lato destro. Interessante è anche l’organizzazione interna degli spazi la cui leggibilità, dopo i restauri degli anni Settanta, è purtroppo compromessa; resta tuttavia il meraviglioso scalone intrecciato dai nastri metallici di una ringhiera floreale e affiancato dalle lucide, e un po’ funeree, colonne nere di labradorite. Alle spalle di Palazzo Castiglioni, su via Marina, si affaccia un elegante prospetto in mattoni rossi, con molte finestre disposte regolarmente, grandi logge vetrate, ringhiere gentili in ferro battuto: si tratta della facciata posteriore del palazzo stesso, dove Sommaruga dimentica la monumentalità a favore della misura e della leggerezza. Palazzo Castiglioni è il simbolo vero del Liberty milanese, con il quale ogni altro edificio in stile ha dovuto giocoforza misurarsi; forse anche a causa della enorme risonanza dovuta al curioso episodio del portale centrale dove si imponevano due morbidi nudi femminili dello scultore Ernesto Bazzaro. Collocate ai lati dell’ingresso ed intente a curiosare all’interno voltando le spalle ai passanti, le due figure, che rappresentavano la Pace e l’Industria, guadagnarono all’edificio il soprannome di Ca’ di ciapp, riportato insistentemente dai giornali locali fino a far decidere a Castiglioni la rimozione delle stesse (oggi decorano Villa Romeo Faccanoni in via Buonarroti, sempre di Sommaruga).
MM1 Palestro
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