| IL COLORE E LA LINEA: CASA GALIMBERTI |
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IL COLORE E LA LINEA: CASA GALIMBERTI
L’area di Porta Venezia, non lontana da Palazzo Castiglioni, è quella più intensamente Liberty della città. Tra le vie Malpighi, Sirtori e Frisi, fino a viale Piave e poco oltre, brulicano ferri intrecciati, fregi floreali, decorazioni a nastro e maioliche colorate. L’angolo più suggestivo è sicuramente quello occupato da Casa Galimberti, costruita in via Malpighi 3 tra il 1902 e il 1905, capolavoro dell’architetto Giovan Battista Bossi. Dei tanti mezzi espressivi che l’Art Nouveau utilizza per definire la propria estetica, per casa Galimberti propone i ferri battuti intrecciati e bellissimi dell’artigiano Mazzucotelli, ma soprattutto la maiolica: il risultato è un edificio in cui il colore e il segno grafico sono i tratti più significativi. La superficie esterna della costruzione è rivestita quasi interamente di piastrelle dipinte che, come in un mosaico, tratteggiano figure femminili e maschili in un intreccio di piante rampicanti e rigogliose. Lo scopo delle piastrelle, tutto moderno e pratico, è quello di collaborare al mantenimento della pulizia della facciata, come negli edifici di Lavirotte e Klein a Parigi; il massimo ideale dell’Art Nouveau è proprio quello di ottenere che la funzione si risolva nella decorazione e viceversa. Ma si può sostenere che sia proprio ciò che avviene in questo caso? Probabilmente no: le maioliche di casa Galimberti costituiscono allo stesso tempo il pregio e il limite dell’edificio in cui l’apparato decorativo è superlativo, ma non altrettanto originale è la struttura. L’abbondanza di spunti vegetali, sia nei decori delle maioliche che nei ferri battuti e nei cementi modellati, risponde, in linea teorica, all’idea che la libertà della natura possa guidare la composizione liberandola dall’accademismo, ma nella pratica, se si osservare la disposizione regolare e ritmata delle finestre, tutte uguali, allineate sui due lati della facciata, si intuisce che l’impianto strutturale è banale, l’innovazione non c’è. Va detto però che la costruzione nasceva come casa “da reddito”, ovvero edificio di appartamenti da affittare: la praticità era quindi requisito fondamentale. Sempre tradizionale nella struttura, ma completamente diversa dal punto di vista decorativo, è casa Guazzoni, costruita anch’essa dal Bossi solo pochi metri più in là, al civico 12, che tralascia completamente il colore e punta sulla plasticità, sostituendo alle maioliche un ricco apparato di cementi modellati in forme di putti, teste femminili e racemi vegetali, dimostrando così la versatilità dell’architetto e, per estensione, dello stile stesso. L’ex Cinema Dumont, in via Frisi 2, chiude e completa la prospettiva di via Malpighi offrendoci un esempio ancora diverso di architettura e decorazione. Del poco che sopravvive dell’enorme struttura nata nel 1905 per ospitare una sala cinematografica da 500 posti, possiamo ancora godere la raffinata facciata. Qui mancano i colori di casa Galimberti e gli alti rilievi di casa Guazzoni, ma i decori eleganti e quasi piatti che la disegnano con delicatezza sono altrettanto riusciti.
MM1 Porta Venezia
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