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CASA CAMPANINI
A Milano la linea plastica e decorativa di Palazzo Castiglioni prevale sui cromatismi bidimensionali di casa Galimberti e l’architetto Alfredo Campanini, normalmente più interessato all’eclettismo storicista che alla modernità del nuovo stile, ne resta sedotto; per questo, quando nel 1906 progetta un’abitazione per sé, crea un piccolo capolavoro liberty tutto milanese. Casa Campanini combina vetri policromi, fasce affrescate, ferri battuti e cementi modellati, creando un insieme morbido e equilibrato in cui tutti i materiali cari al modernismo concorrono senza prevaricazioni e le arti applicate giocano con la struttura architettonica alla ricerca di quella sintesi tra ruoli che è il più alto proposito dell’Art Nouveau. La monumentalità di Palazzo Castiglioni qui è assente, sia per le dimensioni più contenute che per la scelta della rilassante tonalità verdina dell’intonaco, ma il forte risalto chiaroscurale delle decorazioni e la plasticità dell’insieme lo richiamano nettamente. Le due figure femminili che giganteggiano ai lati dell’ingresso sono un chiaro omaggio al Sommaruga; tuttavia, rispetto alle sculture di Bazzaro per il portale di Palazzo Castiglioni, queste sono meno sensuali e più vaporose, e non fanno scandalo. Le realizza lo scultore Michele Vedani e costituiscono una vera e propria lezione sull’uso decorativo del cemento, di per sé poco prezioso, ma molto amato dal Liberty italiano. Il suo utilizzo rappresenta allo stesso tempo una continuazione con la tradizione dello stucco, una delle eccellenze del nostro Paese, e la volontà di modernizzazione: diversamente dalle sculture in pietra, le decorazioni in cemento possono infatti essere prodotte in serie. Il gioco di pieni e vuoti delle pareti sulle quali sono applicati inserti floreali in cemento conferisce ritmo all’insieme, mentre i ferri battuti di Mazzucotelli, che intrecciano grosse foglie piatte in un disegno in cui prevale la linearità, smorzano l’intensa plasticità dei cementi modellati dei balconi e alleggeriscono la composizione. Campanini qui progetta per sé e non tralascia alcun particolare; il tempo però ha fatto danni: dalla fine degli anni Trenta manca la cancellata in ferro che svoltava su via Livorno e, nel 1943, uno spezzone incendiario manda in fumo la copertura del vano scala e gli arredamenti originali in legno. Restano però la decorazione a stucco e i ferri battuti dell’ingresso e delle scale, semplicemente bellissimi.
MM1 San Babila
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