| L'EXPO E IL LIBERTY: ACQUARIO CIVICO |
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L'EXPO E IL LIBERTY: ACQUARIO CIVICO Le grandi Esposizioni Internazionali sono, dalla metà dell’Ottocento, un momento importante di confronto tra i Paesi; un’occasione per rendere visibile il proprio progresso, oltre che un’opportunità di aggiornamento sul gusto, l’arte e l’artigianato. Ecco perché non si può parlare di Liberty senza citare il ruolo delle Esposizioni Internazionali, a cominciare da quella londinese del 1851 in cui compaiono per la prima volta in architettura ferro e vetro combinati insieme: due materiali che diventeranno fondamentali per il nuovo stile. Le esposizioni parigine che seguono propongono attrazioni sempre più spettacolari: giardini esotici, acquari, spettacoli con animali selvaggi e non per ultima, nel 1889, la Tour Eiffel. Per il nostro Paese costituisce l’opportunità di una presa di coscienza soprattutto l’Esposizione del 1900, che ci scopre arretrati e poco propositivi sul fronte artistico rispetto alle altre nazioni. Con grande sforzo, nel 1902, con l’Esposizione torinese delle arti decorative dimostriamo di esserci aggiornati grazie agli allestimenti riuscitissimi dell’architetto Guido d’Aronco e possiamo sancire ufficialmente la nascita del Liberty nel nostro Paese. Nel 1906 è la volta di Milano che si prepara con cura e con un grande impiego di mezzi, decisa a dimostrare la sua modernità. L’architetto che se ne aggiudica la progettazione è Sebastiano Locati (per quanto sia incredibile che, dato il suo prestigio, non sia Sommaruga ad occuparsene) che ne diviene direttore artistico. L’Esposizione ha come tema quello dei trasporti e celebra l’apertura del Traforo del Sempione. I tanti padiglioni che vengono eretti nel centro della città, tra il Castello Sforzesco e il parco Sempione, sono ormai perfettamente aggiornati sui modi del Liberty, che non è più considerato la scelta stravagante di architetti in cerca di novità, bensì è accettato come uno dei possibili linguaggi dell’architettura ufficiale e comincia anzi a presentare i primi segni di involuzione. Lo stesso architetto Locati è considerato piuttosto indifferente alle reali problematiche dello stile e più legato all’eclettismo, tuttavia è lui a progettare il padiglione più riuscito, nonché l’unico sopravvissuto allo smantellamento: quello dedicato alla piscicoltura, oggi Acquario Civico milanese. Le ragioni di un acquario all’Expo erano almeno due, la prima era l’interesse verso il mondo sottomarino, all’apice dopo l’uscita de “L’origine delle specie” di Charles Darwin nel 1859 e del romanzo di Verne “Ventimila leghe sotto i mari” nel 1870; la seconda era il richiamo per il pubblico costituito da un’attrazione scientifica innovativa: l’acquario milanese è infatti uno dei primi al mondo. Per quanto riguarda l’architettura, il mondo marino, fluido e colorato, si presta particolarmente bene ad un’interpretazione liberty. Sono infatti bellissimi i fregi in ceramica che corrono attorno all’edificio, così come gli inserti in cemento a rilievo della ditta Chini che raffigurano animali acquatici. I decori costituiscono la componente più interessante e riuscita della struttura, il cui impianto architettonico è forse un po’ rigido, e concorrono, con le sculture a tutto tondo, a rendere l’insieme vivace e grazioso. Non manca poi qualche dettaglio particolarmente estroso, per esempio l’esotica testa d’ippopotamo della fontana al centro della facciata che contribuiva ad attrarre pubblico curioso di novità e che conferma allo stesso tempo l’apertura dell’Art Nouveau verso tutti gli elementi naturali, senza esclusione.
Tram: 3, 4, 12, 14
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