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RESTAURARE IL LIBERTY La modernità che avanza e la rapidissima crescita demografica a Milano comportano la definizione di leggi sanitarie a tutela delle condizioni di vita comunitaria. Non sono necessarie solo le abitazioni popolari, ma anche nuove infrastrutture, spazi pubblici e di servizio. In quest’ottica il vecchio Verziere, attivo dal 1780 nella zona dell’attuale via Larga, viene sostituito da un moderno mercato ortofrutticolo. Siamo nel 1911 e la zona prescelta è quella di Porta Vittoria. Il nuovo mercato occupa 70.000 metri quadrati. La struttura è a ferro di cavallo ed è dotata di tettoie, pavimentata e asfaltata; viene pulita e disinfettata quotidianamente e nelle vicinanze si trovano posta, telegrafo, pesa e ambulanza: insomma, tutto quello che alla modernità si può domandare. Non manca un caffè ristorante: non un locale di lusso, semplicemente il luogo di ritrovo dei grossisti che funziona anche da borsa merci. Proprio questo ristorante, che oggi chiamiamo Palazzina Liberty, è l’unica sopravvivenza dell’intero mercato, chiuso nel 1965 e abbattuto per far posto al parco che tutt’oggi la circonda. È una struttura semplice, di pianta rettangolare, le cui estremità sui lati corti hanno forma semicircolare. Ha un aspetto leggero e arioso, dovuto alle vetrate che quasi sostituiscono il muro, correndo lungo tutto il perimetro dell’edificio, ritmate da pilastri in cemento. Progettista fu l’allora architetto comunale Migliorini, che sperimentò per l’occasione le nuove tecniche della prefabbricazione. Certamente Liberty è la scelta della ceramica per il fregio decorativo che fa da coronamento nella parte alta dell’edificio. Vi sono raffigurate figure femminili e frutta; tuttavia il disegno si ispira poco alle silhouette curvilinee dell’Art Nouveau e risulta invece più classicheggiante, così come le decorazioni in cemento dei pilastri e delle modanature in genere. Circondata dal verde curato dei giardini pubblici, oggi la Palazzina appare in splendida forma ed è difficile immaginare che abbia invece alle spalle una storia complicata di abbandono e incuria dovuta alla mancata ridestinazione dell’edificio dopo la chiusura del mercato. Un restauro faticoso cominciato nel 1989 è stato portato a termine dall’impresa Fantin nel 1991. La struttura è stata consolidata in tutte le sue parti, sono stati rifatti i serramenti e le inferiate in ferro battuto. L’architetto Piero De Amicis ha inoltre ricavato spazi per l’adeguamento tecnologico dell’edificio negli interrati, un ascensore e due vani scale. Oggi è spazio per iniziative culturali e sede stabile della Civica Orchestra di Fiati.
Tram: 12, 27
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