| ASSASSINIO IN CORSO DI PORTA NUOVA |
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ASSASSINIO IN CORSO DI PORTA NUOVA Milano (Mediolanum ossia in mezzo alla pianura) fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 502 a.C., è sempre stata protetta da una cerchia di mura: romane, medioevali e infine spagnole. Il transito delle persone e delle merci avveniva tramite le porte, di cui ancora oggi possiamo ammirare le testimonianze. Porta Nuova fu eretta tra il 1810 e il 1813 su progetto dell’abate e architetto Giuseppe Zanoia e si collocava su un’antica via romana che collegava Milano con Monza e la Brianza e il suo fiorente commercio. L’adiacente Naviglio della Martesana facilitava il trasporto di prodotti e merci e quindi favoriva lo sviluppo industriale e quello degli affari in città. L’ opera si presentava elegante, stilisticamente sobria e di modeste dimensioni. Era formata da un arco trionfale a un fornice ispirato allo stile ionico, ornato da bassorilievi. Ai lati due edifici minori porticati, erano fissati all’arco centrale. La pietra arenaria usata per la costruzione, estremamente friabile, ha richiesto nel tempo continui interventi. L’inquinamento atmosferico ha contribuito ad aggravare la situazione. Oggi la zona (Garibaldi-Repubblica, ex Varesine e Isola) è legata a un progetto di riqualificazione che ha in cantiere l’edificazione di palazzi, l’innalzamento di una decina di grattacieli, un “polo culturale” e un parco pubblico. Il 10 giugno 1988, il civico 36 di Corso di Porta Nuova attirò l’attenzione della cronaca nera quando una maestra di pianoforte di 81 anni, Clotilde Fossati, fu trovata riversa in sala da pranzo, massacrata a coltellate. Pensionata, vedova, dava lezioni private di piano. Lo stabile dove abitava era stato acquistato da una finanziaria e quando gli inquilini poco per volta se ne erano andati, iniziarono i lavori di ristrutturazione. Quel 10 giugno alle 17 non si recò all’appuntamento per la lezione di piano. L’allarme venne dato dalla nipote che, dopo ripetute telefonate senza risposta, chiamò il 113. L’appartamento si presentò ai soccorritori invaso dal sangue. Clotilde Fossati era stata colpita alla fronte con una pesante bottiglia di cristallo, poi l’assassino aveva infierito con un coltello sul viso, al petto e allo stomaco della vittima. Il volto apparve irriconoscibile. Sul tavolino due bicchieri provarono che conosceva il visitatore. Sulla porta di casa non c’èra segno di effrazione e nell’appartamento non mancava nulla. Furono interrogati la nipote della vittima, gli operai che lavoravano nello stabile e la geometra che seguiva i lavori. Nessuno di loro però aveva motivi così gravi da spingere a uccidere, i sospetti caddero. L’assassino non fu mai identificato. Oggi a distanza di quasi vent’anni i protagonisti del delitto sono quasi tutti morti e la verità non è ancora emersa. Il caso è stato classificato come “non risolto”.
MM3 fermata Turati
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