| BIANCA MARIA VISCONTI DI CHALLANT |
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BIANCA MARIA VISCONTI DI CHALLANT Il Castello Sforzesco è uno dei monumenti più importanti del capoluogo lombardo, simbolo della storia della città e del potere esercitato dai Signori di Milano e dai dominatori stranieri. Nel corso degli anni è stato adibito a fortezza, reggia ducale e caserma militare: oggi è sede di musei e istituzioni culturali. La sua storia narra demolizioni, ricostruzioni, restauri, abbellimenti, saccheggi e distruzioni. Tra il 1358 e il 1368, Galeazzo II Visconti fece erigere un castello come rocca difensiva. Nel 1447 morto l’ultimo dei Visconti senza lasciare eredi legittimi, i milanesi proclamarono la Repubblica Ambrosiana e demolirono il castello. Nel 1450 arrivò a Milano il nuovo signore Francesco Sforza, che abbattè la Repubblica e riedificò la fortezza. Venne ingaggiato lo scultore e architetto Antonio di Pietro Averlino detto il Filarete per la costruzione della torre mediana, chiamata con il suo nome. Nel 1494 salì al potere Ludovico il Moro e presso la fortezza lavorarono artisti come Leonardo da Vinci e Bramante. Con l’Unità d’Italia, nel 1861, iniziarono i lavori di ristrutturazione. Fu l’architetto Beltrami a dare al Castello l’aspetto quattrocentesco che oggi ammiriamo. La pianta attuale è formata da un quadrilatero chiamato Piazza d’Armi. Sulla torre del Filarete è scolpito il “biscione”, stemma degli Sforza e simbolo di Milano. Ci sono tre cortili, le merlate, due torrioni sugli angoli e i sotterranei. Il quadrilatero è circondato da un fossato. Davanti al castello nel 1526 fu decapitata Bianca Maria Scapardone vedova Visconti, contessa di Challant, la quale fece uccidere uno dei suoi amanti. Bella, ma di umili origini, desiderava diventare ricca e importante. Giovanissima, riuscì a sposare Ermes Visconti, uno degli uomini più potenti della Milano del Cinquecento. Morto l’anziano nobiluomo Bianca Maria si ritrovò unica erede di un fantastico patrimonio e con il potente cognome dei Visconti. Abbandonò il suo secondo marito, il conte Renato Challant, per Ardizzino Valperga. Liquidato, il Valperga si vendicò sparlando di lei. Piena di rabbia chiese all’amante di turno, di assassinare il conte Ardizzino. I due però erano amici e il suo piano fallì. In seguito la perfida contessa ammaliò Pietro di Cardona, pronto a tutto per lei. Questi tese un’imboscata al conte Valperga e lo uccise. Catturato accusò la contessa di Challant di essere la mandante del delitto. Imprigionata, rea confessa di omicidio, salì sul patibolo allestito in Piazza Castello a Milano. La sua testa fu esposta nella chiesa di San Francesco. Narra una leggenda che nel castello di Issogne (Aosta) dimora del conte di Challant, certe notti si può vedere una donna che si aggira per le sale con in mano la propria testa. E’ il fantasma della scellerata contessa che non trova pace.
MM1 fermata Cairoli - Castello
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