| IL CADAVERE NELLA VALIGIA |
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IL CADAVERE NELLA VALIGIA
Un tempo l’area del Parco Solari, situata in prossimità delle vecchie mura spagnole, era adibita a scalo merci ferroviario dove si trasportava il bestiame destinato al Macello di Milano. Il tratto, che nel 1931 fu smantellato, apparteneva alla linea Milano-Vigevano. Nel 1935 l’Architetto Casiraghi fu incaricato di progettare un’oasi di verde che occupava 43.100 mq. Nacque il Parco Solari, uno tra i più noti e frequentati della città. Al suo interno si trovano uno spazio giochi per bambini e una piscina comunale coperta, di forma cilindrica con copertura a parabola, realizzata nel 1963 dall’Architetto Arrigo Arrighetti. La piscina, gestita da Milanosport, permette di praticare corsi di nuoto e attività Acquafitness sia per adulti che per bambini. Nel 2004 l’area fu dotata di un impianto di videosorveglianza e nel 2006 è stata rinominata Parco Don Giussani, in memoria del sacerdote ed educatore. In questa zona, in un caseggiato di Via Macello al civico 25 (oggi Via Modestino), circa trent’anni prima della costruzione del Parco Solari, si consumò uno sconcertante delitto. Nella primavera del 1903, nel porto di Genova, fu avvistata una valigia che galleggiava. Ripescata, una volta aperta mostrò i resti di una donna. Dal corpo mancavano alcune parti e quelle ritrovate erano state tagliate a pezzi, sviscerate e coperte di naftalina, probabilmente nel rozzo tentativo di ritardare la decomposizione. La donna mostrava il capo rasato a zero e il volto sfigurato, per evitare che fosse riconosciuta. In aiuto agli investigatori arrivò, presso la questura di Milano, una lettera anonima nella quale si denunciava la scomparsa di Ernestina Beccaro coniugata Olivo. I due si erano conosciuti in una trattoria dove lei, di bassa estrazione sociale e di diciotto anni più giovane del marito, faceva la cameriera e lui, dotato di buona cultura, si recava per pranzare. Ernestina amava spendere e le sue continue richieste di denaro irritavano il marito. La sera del 16 maggio Alberto, dopo una furiosa lite, accoltellò la moglie e la uccise. Sistemò il cadavere in una valigia e partì per Genova. Una volta arrivato, la gettò nelle acque del porto, ma questa riemerse. Alberto Olivo venne arrestato, processato e condannato, per occultamento di cadavere, a dodici giorni di reclusione e a 125 lire di multa. L’opinione pubblica rimase scandalizzata dalla sentenza, tutto faceva prevedere una dura pena. La Procura ricorse in Cassazione e il processo fu annullato. Alle Assise di Bergamo, la giuria votò all’unanimità scheda bianca. Assolto definitivamente dall’accusa di omicidio Alberto Olivo tornò libero, cambiò lavoro, nome e si risposò. Il presunto uxoricida si spense all’età di 86 anni nella sua abitazione milanese di Via Goldoni, 3.
MM2 fermata Sant'Agostino
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