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I MILANESI AMMAZZANO AL SABATO



I MILANESI AMMAZZANO AL SABATO
Via Ferrante Aporti

Giorgio Scerbanenco è un giallista di gran vaglia che ambientò numerose sue opere a Milano. Considerato il padre del noir italiano, nel 1968 vinse il “Gran Prix de la littérature policière”. Dalla sua fertile penna nasce “I milanesi ammazzano al sabato”, un racconto che vede la sua esasperazione consumarsi in Via Ferrante Aporti al civico 86. La strada porta il nome di un sacerdote e illuminato pedagologo nato a Mantova, che nel 1828 istituì il primo asilo d’infanzia. Questa via che si percorre inseguiti dal rumore ovattato dei treni dell’adiacente Stazione Centrale, è piena di traffico e per un periodo ospitò la sede delle Poste Centrali nel palazzo-fortezza progettato dall’Architetto Ulisse Stacchini, lo stesso che aveva firmato la Stazione Centrale. L’enorme edificio rappresentava all’epoca un raro esempio di architettura e innovazione tecnologica invidiato in tutto il mondo. Il servizio per i pacchi postali era dotato di un impianto modernissimo basato su nastri trasportatori per mezzo dei quali si otteneva un servizio veloce e un risparmio di personale. Il palazzo, che risale agli anni 30, presenta pianta rettangolare e porta ancora gli emblemi del passato professionale. All’interno presenta ambienti illuminati e areati da grandi finestre, mentre all’esterno dell’edificio la zoccolatura, le grandi colonne e i portali sono in pietra di Nabresina. Oggi è al centro di un progetto di restauro per riqualificare l’immobile. “I milanesi ammazzano al sabato” narra la storia di un anziano padre, Amanzio Berzaghi, al quale rapiscono la figlia Donatella. La ragazza ha 28 anni, ma nella sua testa pensa come una bambina di 6, una minorata psichica che il padre tiene nascosta in casa. E’ alta quasi due metri e pesa circa un quintale. Il genitore denuncia il fatto alla polizia e iniziano le indagini. Si cerca Donatella nel giro della prostituzione. Disgraziatamente la ragazza viene trovata uccisa, sfigurata, semi-carbonizzata ai lati della strada che da Milano porta a Lodi. Le è stata inflitta una morte atroce, infilata in un covone di sterpaglie che bruciava, stordita ma ancora viva. Al padre della ragazza , un venerdì sera viene consegnata una lettera anonima con i nomi dei tre assassini e il loro indirizzo. Il giorno seguente per Armando Berzaghi non è un giorno lavorativo, decide quindi di recarsi nel luogo indicato dalla lettera. Se si fosse trattato di un giorno diverso, dopo aver portato la missiva alla polizia, sarebbe andato al lavoro e la sua vita avrebbe avuto un epilogo meno tragico. Purtroppo però è un sabato, così per sola curiosità si reca in Via Ferrante Aporti. Qui identifica gli assassini che confessano il delitto. L’immenso dolore (e non la sete di vendetta) scatena la sua furia omicida e li uccide tutti e tre. Arriva troppo tardi la polizia: ormai il padre si è fatto giustizia da solo. Scrive Giorgio Scerbanenco: “Un vecchio milanese lavora sempre, ogni giorno, durante tutta la settimana…se commette qualche cosa che non va, la commette al Sabato…

 

 



Autobus 90, 91, 92 fermata Stazione Centrale
Tram: 1 fermata Martiri oscuri